ESSERE DISPONIBILE : co-creare una coppia felice

L’ uomo o la donna perfetti o “ideali” non esistono.

Le coppie perfette o “ideali”, illuminate newage, che non discutono mai e non hanno mai divergenze di opinione non esistono, se non dopo una lunga sequela dei suddetti, la saggezza, la volontà imperterrita e la capacità del tempo di smussare le spine e godere delle rose. Quell’ illuminazione lì è il dono di mostri e battaglie che sono diventati alleati e risorse, frutto di grande lavoro e sicuramente molto amore.

L’ ideale serve, semmai, fuori dal mondo delle favole e nella realtà tangibile, come “linea guida” per calare lo spirito nella materia.

Appurato che il principe e la principessa azzurri non esistono, e che amare vuol dire accogliere ciò che è , questo non significa restare immobili nascondendosi nel “sono fatto/a cosi”. Altrimenti non ci sarebbe incontro alcuno.

La nostra Personalità è in continuo movimento e se posso rendere migliore la vita mia e del partner perche non farlo? In un ottica di comunione la felicità di uno è la felicità dell’ altro e in un “palleggio” di gioie reciproche si vince la partita.

Esprimere ciò che ti piacerebbe vivere o ricevere non significa ” ti voglio diverso”, significa anzi rendersi nudi di fronte all’ altro/a e agevolarlo/a nella relazione.

Risparmio di energia notevole, come avere in mano una ricetta, gli ingredienti sul tavolo e dover solo cucinare la torta.

Ovvio che, prima, bisognerebbe aver chiaro cosa vuoi, la direzione verso cui ti piacerebbe “andare” e saperlo comunicare. Non semplice ma possibile.

Quando la richiesta non nuoce nessuno, rendersi disponibili alla risposta è come scoprire un altro mondo, sconosciuto perche è dell’ altro e arricchirsi di nuova esperienza.

Non rendersi disponibili significa non voler entrare in quel mondo. Quindi non essere parte del mondo dell’ altro.

Esempio che vivo nel quotidiano:

se io faccio addormentare un bambino con una canzone perche a me piace cantare ma quel bambino mi dice o mi fa capire che per lui è più facile se gli faccio una carezza in silenzio ,non posso dirgli : ” eh ma io sono fatta così, canto canzoni”, pensando di farla franca…neanche fossi Tosca otterrei un buon risultato perche quello è un bambino da carezze e non da canzoni.

Lui è deluso ed io devo fare il doppio della fatica offrendogli qualcosa che non gli serve e che mette anche lui nella difficoltà di “farsela andar bene”.

Insomma nessuno è contento , entrambi viviamo la frustrazione, eppure la soluzione era pronta.

Quello che posso chiedermi come adulto ed anche nella relazione tra adulti è

” sono disponibile alla sua richiesta?”

– Si, la relazione si fortifica, l’ altro si sente capito, si instaura fiducia reciproca, tutto si alleggerisce e diventa una bella esperienza per entrambi essere insieme.

– No, allora o mi adatto alla fatica vivendo spesso quella relazione con tensione, o faccio in modo che a rispondere a quella richiesta sia qualcun altro più disponibile . E questa sarebbe una scelta più amorevole e onesta per entrambi, piuttosto che dirgli “sono fatta/o cosi”.

La verità è che “non sono disponibile”.

La DISPONIBILITA’ all’ altro è la chiave delle relazioni ; capire se si è disponibile ad altro oltre al conosciuto ed in quale misura è una grande presa di coscienza.

L’ essere in comUnione è poter accedere al mondo dell’ altro, e viceversa , è scambio, equilibrio dare-ricevere.

Quando uno solo dà e uno solo riceve la relazione non è paritaria, è una relazione a cascata che si muove in una sola direzione. Se parliamo di relazione di coppia lo squilibrio della comunione logora entrambi.

E siccome non siamo alberi da frutto che sfoggiano una sola qualità di fiore, ma universi poliedrici che possono decidere cosa essere, la frase ” non puoi chiedere banane ad un melo”, oppure “chi nasce tondo non muore quadrato” vale fino ad un certo punto. Vale solo, cioè, se tu hai proprio deciso di essere un melo e di morire come sei nato.

Tutto il resto è pura CREAZIONE o CoCREAZIONE.

Il grado di disponibilità racconta il grado di complicità nella “squadra”.

Una buona complicità è fatta di movimenti reciproci verso un risultato comune.

La gioia di entrambi è la vittoria e “squadra che vince non si cambia”.

Maria Rosa Iacco, mery.iacco@gmail.com

Consulente per la promozione e lo sviluppo della consapevolezza, educazione all’ espressione del potenziale unico e inimitabile per una vita piena e realizzata.

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