Le Donne sono Inferiori, gli Uomini non possono piangere: l’Identità Rubata.

Le differenze di genere fanno parte, culturalmente, di ognuno di noi, ma non solo… biologicamente siamo sicuramente diversi, ma come diverso è qualunque altro individuo rispetto a noi. Sono state instaurate però convenzioni sociali che limitano l’individualità, ci inscatolano in recinti prestabiliti da altri e se si tenta di uscire, si viene tacciati di essere “strani”. Tutto ciò che non è riconosciuto nei parametri stabiliti da chissà chi nel corso della storia viene bandito, additato come “non normale”. Un libro che ho apprezzato moltissimo sull’argomento è “Viola e il Blu” di Matteo Bussola e vi invito a leggerlo con i vostri bambini e nelle scuole, perché dà spazio a domande e riflessioni profonde su ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. Viola è una bambina a cui piace il Blu, ma già alla sua giovane età, si accorge di come questo sia un problema, o meglio, la punta di un iceberg di “problemi” sull’identità di genere in cui ci vogliono inscatolare. Siccome sei femmina ti deve piacere il rosa, non puoi fare determinati sport, mentre se sei maschio non puoi piangere, non puoi lavorare meno di tua moglie e stare di più con i tuoi figli e figlie , e via via con “piccole” e grandi questioni, a cui il suo papà tenta di dare una risposta o di porre l’attenzione su come queste privazioni e predefinizioni di ciò che dovremmo essere ci fanno sentire. Un libro dalle parole semplici, ma profondissime, un testo da portare nelle case e nelle scuole, affinché si possa sdoganare la vera libertà di essere, indipendentemente dal genere a cui si appartiene.

Riprendendo il concetto iniziale, è certamente vero che a livello biologico siamo diversi e tutti i maschi hanno determinate caratteristiche fisiche e tutte le femmine ne hanno altre. Ci sono studi che riportano come anche i due cervelli siano formati in modo differente. Ma se prendiamo due donne o due uomini o due bambini o due bambine, troveremo comunque delle diversità, pur appartenendo allo stesso genere. Dove sta dunque la difficoltà nel comprendere, consapevolizzare e di conseguenza attuare e passare messaggi di libertà di individualità indipendentemente dal genere di appartenenza? La questione parrebbe semplice, gli studi ci sono, gli psicologi mostrano i loro pareri contrari a queste forme di restrizioni e recriminazioni, ma ancora una grossa fetta di popolazione continua a muoversi in questa direzione convinta che sia quella giusta. Ma osserviamoli i bambini e le bambine.Non facciamoci trascinare da bende invisibili che ci coprono gli occhi e trattengono le emozioni. Mostriamo loro che un uomo può piangere e che in questo modo evidenzia la sua umanità, non la fragilità, che se sta con i suoi figli e figlie non fa il “mammo” e non “aiuta la mamma” perchè quelli sono anche figlie e figli suoi e c’è un termine ben preciso che lo definisce: Papà.

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Ci sono memorie cellulari antichissime che il cervello rettiliano conserva e che supportano le azioni per la sopravvivenza, ma il cervello si è evoluto e ci sono altre parti che lo completano e lo rendono in grado di discernere ciò che sente e portarlo alla luce. Non saremo mai veramente liberi finchè non ci affrancheremo da queste convenzioni sociali che ingabbiano l’individuo e lo incasellano secondo un regime preciso. Le donne sono spesso viste come incapaci o elementi meno produttivi rispetto agli uomini. Le menti ottuse e barbariche continuano a perpetuare questo pensiero anche nei bambini. Ma se li osservate i bambini e le bambine , non ragionano per categorie. Un loro compagno si fa male o ha un momento di scoramento, loro non guardano se è maschio o femmina, si avvicinano, chiedono cosa è successo, si preoccupano sinceramente della persona che è in difficoltà in quel momento. L’Umanità. Tutta. Quella intera. Questo è l’insieme. Esiste un termine che ci comprende tutti ed è questo,UMANITA’, senza distinzioni di sesso, età, razza. Tanti sono i dogmi da abbattere e combattere, tante le limitazioni subite da entrambi i generi senza un reale motivo. Una presa di posizione surreale, ma talmente radicata da continuare a mietere vittime. Quante persone vivono il dramma del sentirsi sbagliate, che non vengono accettate per ciò che desiderano essere e questo “solo” perché non rientrano nelle categorie prestabilite. Genitori che rifiutano i figli e le figlie perché difformi da ciò che la società gli ha fatto credere essere la normalità. Figli e figlie affamati di accettazione, bramosi d’affetto, che ricevono abbandono e insulti per aver tentato di essere se stessi. Si pensa che i genitori amino sempre i propri figli, un’altra regola non scritta della società, considerata come “normalità”.

Che cos’è la normalità? Da cosa è data?

“E’ definita normale una condizione che si ripete in modo regolare e consueto, non eccezionale o casuale o patologico, con riferimento sia al modo di vivere, di agire, o allo stato di salute fisica o psichica di un individuo, sia a manifestazioni del mondo fisico, sia a situazioni (politiche, sociali ecc) più generali.” Treccani.

Dunque se tutti uscissimo per strada nudi per più giorni questa sarebbe considerata normalità e il non poterlo fare è dato solo dal fatto che nessuno lo ha mai sperimentato prima, per più giorni e in più persone. Ma pensate a cosa sarebbe il mondo oggi se nessuno fosse mai uscito dal recinto della “normalità”… Ci saremmo evoluti? Saremmo andati sulla Luna? Ci sarebbero state ribellioni e rivoluzioni, nuove invenzioni? Pensiamo alle donne che non potevano nemmeno pensare di laurearsi, o agli uomini che non potevano decidere di dedicarsi ai propri figli. Suonano come note stonate di un pianoforte non accordato, ma non parliamo poi di molto tempo fa e in certe parti del mondo ancora le cose stanno così, per citare forse piccole ingiustizie se si pensa ad altre atrocità inferte soltanto per il genere a cui si appartiene.

L’essere umano è Uno. Ci sono poi distinzioni di genere, razza, età, colori, ma è SEMPRE definito ESSERE UMANO.

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Riflettendo sugli spunti del libro con le mie bambine, ci si domandava proprio perchè, in lingua italiana, il plurale di un gruppo misto sia sempre definito al maschile. Un’altra convenzione stabilita da chissà quali intenzioni e finita per essere la “normalità”. Ma è davvero così “normale”? E soprattutto, è equo?

Ciò che spero sempre di passare ai bambini è l’idea che esistono pensieri propri che vanno tutelati. Osservare la realtà con pensiero critico e divergente permette di sviluppare innovazione. Non è detto che siccome “si è sempre fatto così” sia la cosa “giusta”. Se in un gruppo di 20 persone parla solo e sempre uno, le decisioni sono in mano a lui ecc, il gruppo non avanzerà più di tanto, perchè le idee rimarranno le stesse e non permettono di evolvere. La forza di un gruppo è invece la moltitudine di pensieri ed esperienze che ogni componente può portare per aiutare e sostenere la crescita del gruppo stesso.

Siamo ciò che siamo, donne o uomini, ma abbiamo il grande immenso compito di riconoscerci in un unico genere, l’Umanità, e trasmetterlo ai nostri bambini. RIBELLIONE significa Ritornare al Bello. Concediamo ai nostri bambini la speranza di un mondo migliore. Siate fautori di questa grande RI-BELLIONE!

Manuela Griso

Il Dolore degli Altri



Non puoi sapere quanto dolore sta provando l’uomo o la donna o il bambino seduti vicino a te. Puoi vedere le loro lacrime, il viso contrito dalla sofferenza, il corpo offeso dal dolore, la disperazione dei famigliari, la speranza abbandonata su una sedia vuota. Puoi osservare e provare a sentire come il tuo corpo risponde a tutto questo. I pensieri che si inseguono nella tua mente alla ricerca delle parole giuste, del gesto perfetto, del dono che può alleviare tutto questo. Mi dispiace, ti capisco, è successo anche a me, sono qui per te, ti sono vicino…. sono queste le parole che pensiamo e pronunciamo più spesso in determinate occasioni. Ci sembrano piene, rotonde, adatte. Formalmente lo sono. Nella sostanza nulla è adatto. Nulla è perfetto. Perché la situazione non muta. Certo, sicuramente messaggi, pensieri, lettere e buone parole fanno da placebo e mostrano alla persona interessata che le vogliamo bene. La presenza sostiene. Ma quando si dice che si Nasce soli e si Muore soli, è una grande verità. Per quante persone possiamo avere accanto, è la nostra fetta di vita e possiamo viverla solo noi. Il dolore è così. Anche se siamo in due a soffrire per la stessa ragione, ognuno avrà il suo tormento da affrontare, portare avanti o lasciare andare. Nessuno può farlo al posto nostro. È dunque importante non giudicare il dolore altrui. Non possiamo percepire le sue stesse sensazioni, nè fisiche nè psichiche. La fatica, il mal-essere. Non ci resta che accogliere fin dove possiamo e farci presenza silenziosa. Un’anima affranta dedica pensieri alla vita, alla morte, all’amore, ai grandi temi esistenziali. Si pone domande, ricerca risposte, vaga nella mente e crea caos fuori da sé tanto quanto ne ha all’interno. Smuove acque, terreni, montagne… crea valanghe per poi ricostruire con consapevolezze nuove, fatica e fragile fiducia. Come si può comprendere tutto questo movimento? Come si può pensare di entrare appieno nell’energia, nella disperazione, nel dolore che sente l’Altro?

E’ potente e sacro il corpo. Egli lotta, giorno dopo giorno, per le sue funzioni vitali e lo fa silenziosamente, senza dare fastidio. La mente alle volte lo aiuta, altre lo mutila. Dal di fuori di quel corpo tutto sembra semplice, logico, spesso privo di fondamento. “Com’è possibile che non lo veda?” “Come si fa a soffrire così per questo?” “A me non sembra che stia poi così male…” Questi sono i pensieri che ci possono attraversare alle volte, perché indossiamo scarpe diverse da quell’individuo, occhi grandi pieni di compassione, empatia e amicizia, ma che semplicemente appartengono ad un altro corpo. E perfino se quella situazione l’abbiamo vissuta, se possiamo comprenderla con la fina mente, con la logica conseguenza di un vissuto, il nostro non sarà mai uguale a quello dell’Altro. Ogni individuo è unico e così il suo dolore, nonostante sia stato rimestato, maneggiato, rivisitato e consapevolizzato da tanta gente, nessuno è quella persona che lo sta vivendo in quel dato momento. Nessuno può levare la coltre creata dalla sofferenza, ma il corpo, egli, come un eroe antico, continua a lottare per esercitare le sue funzioni, per non morire. Coccoliamolo quel corpo, dedichiamogli pensieri dolci, carezze delicate; alimentiamolo di fiducia piena; osserviamolo mentre si lascia attraversare dal tormento; incoraggiamolo nel continuare a lottare per la vita; abbracciamolo. Non si arrenderà!

Caro Amico, Cara Amica che stai soffrendo,

qualunque sia la ragione della tua angoscia, concediti un respiro. Esso da ossigeno ai polmoni, rilassa lo stomaco, rinfresca i pensieri, libera la creatività, accoglie la speranza sparsa intorno a te da chi ti vuole bene. Accogli l’infelicità di questo momento, ti renderà più lieti i giorni che verranno quando essa cambierà cammino. Siediti, riposa la schiena, rilassa le spalle che tanti pesi stanno portando in questo particolare momento, allarga le braccia per raccogliere l’affetto dei tuoi cari e quando ti rimetterai in piedi, ringrazia le tue gambe che con fatica continuano il cammino verso la luce vitale dei tuoi sogni. Apri il cuore, pomperà il sangue nella direzione più giusta per te. Dì alla mente di riposare un momento, che sarà il corpo a prendersi cura di te. Respira a fondo amico, amica, non tentare di comprendere ora, ci sono dolori così profondi che non possono essere compresi dalla mente umana. Apri ancora le braccia e ora stringile al petto in un abbraccio che comprenda le mille braccia di chi ti ama. Sentile tutte sulla pelle, il loro cuore batte all’unisono con il tuo. Non sei solo, non sei sola, nemmeno per un momento lo sei stato e nemmeno per un momento lo sarai. Accogli dentro di te l’amore che viaggia ad alte frequenze, ti aiuterà a vibrare e tutto cambierà forma. Sii sincero con il dolore, non nasconderti e lascialo passare. Per finire caro amico, cara amica, accendi la musica, canta e balla se puoi, donati amore e affidati alla vita.

Manuela Griso

Il Tempio sacro della Donna. Vivere il corpo oltre l’ ideale.

Se possiamo godere del piacere dei sensi, se possiamo orientarci nell’ ambiente, pensare, sentire e soprattutto sperimentare la vita in tutte le sue sfumature è grazie al corpo, questo ‘strumento’ magnifico e perfetto ricettore del mondo esterno , conduttore e amplificatore di quello interno.

Il corpo comunica sempre, ci identifica, ci presenta al mondo e traduce per noi il mondo. L’ ambiente esterno e quello interno sono in continua comunione e reciproca influenza; gli effetti dunque sono osmotici ed il corpo il principale risultato di questo scambio.

Il corpo delle donne nel corso dei secoli è stato fortemente ‘canonizzato’, l’ideale di bellezza è cambiato radicalmente nel corso dei secoli e cambia tutt’ora in base al sistema socio-culturale in cui si trova ‘esposto’ . Nel generico accade che una cultura celebri in alternanza uno stile piuttosto che un altro, spesso ad uso e consumo di industria e produzione. La fisicità della donna sopperiva (e sopperisce tutt’ora) al canone estetico della moda del momento, sottoponendosi anche a durissime e rischiosissime pratiche ( corsetti, fasciature e stringhe, digiuni, malformazioni fisiche varie ecc.).

Tutt’oggi si aspira ad un ideale di perfezione fortemente e subdolamente indotto dalla pubblicità, dai social media e dalle case di moda; solo marginalmente iniziano a svilupparsi movimenti di ‘normalizzazione’ del corpo nelle sue naturali manifestazioni che, differendo dal canone ideale, vengono altrimenti chiamati “difetti” .

Molto facilmente quindi una giovane donna può crescere scollegandosi dal suo corpo, dai suoi bisogni reali e dal suo naturale modo d’ essere per seguire il modo in cui DEVE essere (pena la possibile emarginazione dal gruppo o dalla società) , perdendo così la connessione con la sua ciclicità.

Non a caso negli ultimi tempi aumentano situazioni problematiche nel rapporto con l’ alimentazione, dall’ anoressia all’ obesità passando da varie etichette ,tra cui la più moderna e variamente interpretata “curvy” ; non a caso , con il bombardamento di immagini a cui siamo sottoposti aumentano situazioni di bullismo (cyberbullismo) o body shaming ( l’ atto di deridere una persona per una qualsiasi caratteristica del suo aspetto fisico), non a caso milioni di donne si ammalano sempre più di tumore al seno o all’ utero, non a caso milioni di donne riportano problematiche e difficoltà con l’ apparato riproduttivo, non a caso questo può avere ripercussioni anche nella relazione con la propria sessualità ed il relativo piacere.

Proprio per la sua capacità creativa e rigenerativa il corpo di una donna in un solo mese cambia almeno 3 o 4 volte; nel corso di una vita intera mantiene una costante che è appunto il cambiamento. E’ per preservare il benessere del corpo stesso, durante queste cicliche e naturali trasformazioni ,che è importantissimo ampliare il più possibile il livello di coscienza e conoscenza del proprio corpo in modo da accompagnarci durante queste trasformazioni e trarne il massimo beneficio psico-fisico. Sarebbe utile, per non dire forse necessario, (a mio avviso indispensabile), educare le giovani donne al rapporto con il ciclo mestruale, alla relazione diretta con il proprio corpo, con i cambi ormonali, con la fame reale e quella emotiva, con il bisogno di riposo, il bisogno di movimento, la flessibilità, il sonno, le emozioni, la pancia e il cuore.

Il senso del ‘bello’ non è mai un valore assoluto ma la coscienza collettiva per il momento ha tutto l’ interesse a renderlo tale. Attualmente il culto della bellezza femminile è collegato maggiormente ,come condizionamento culturale, alla magrezza e/o alla massima definizione del muscolo ( condizionamento che interessa e attiva diverse macchine economiche – industriali ) oltre che all’ idea di ‘perfetto’, niente smagliature, niente peli, niente rughe o segni del parto : il corpo della donna è ancora fortemente erotizzato, reso oggetto ad uso e consumo a volte delle donne stesse che sono le loro peggiori nemiche.

L’ immagine della Donna ha ancora molta strada da fare per potersi ritenere “identità libera e forte”. L’ indipendenza economica non basta per poter affrancare la figura della donna dalle problematiche del passato, anzi io credo che si sia imprigionata ancora di più in segrete ben nascoste. Bisogna passare anche (e ancora) dall’ indipendenza affettiva, emotiva e dal riprendersi il proprio corpo, viverlo con cosapevolezza e elevarlo a Tempio per l’ anima.

Il benessere del corpo non può essere calato dall’ alto e nemmeno provenire dall’ esterno in senso generale ; una relazione sana con il proprio corpo è un patto di alleanza , un unione che permette di accedere anche alla dimensione dell’ anima. Corpo ed emozione sono strettamente connessi, corpo e pensiero sono strettamente connessi, l’ anima che tiene insieme tutto e che lo eleva a tempio ha bisogno che ci sia questa alleanza per esprimersi. A volte bisogna disimparare ciò che abbiamo fatto nostro dall’ esterno per imparare l’ ascolto e la cura di reali bisogni e necessità, perchè il corpo parla sempre.

Il poeta e scrittore tedesco Christian Morgenstern diceva : ” Bello è tutto ciò che si guarda con amore”.

Allora un corpo che viene trattato con rispetto e amore non può che essere anche portatore di bellezza.

Una donna che entra in contatto con la sua ciclicità, la sua capacità di trasformarsi, di generare nuova vita nella varie forme e modalità con cui la Vita può esprimersi ,diventa una donna che comunica non solo con il corpo ma anche con l’ anima, diventa una donna attraente nel senso che può portare a sè le persone in modo da condividere il suo stato, il suo contatto profondo con il corpo, la sua bellezza più vera.

Auguro ad ogni donna di godere e onorare questo bellissimo dono, partendo esattamente da come è.

Maria Rosa Iacco

Mente, Cuore e Grembo

Ho appreso che serve il coraggio di molti ‘No’ per dire ‘Si’.
Che Donna è una sirena , ed anche albero , naviga gli abissi e affonda le radici.
Donna è MATER-ia , essa vivifica il creato , plasma , è tocco d’ amore, sentire d’ istinto.
Donna ha due centri energetici vibranti di cura, il suo cuore e il suo utero.
Figlio della Mater è tutto ciò che, da un idea di essenza ,diventa Presenza, istanza creativa che dall’ Etere si fa Forma.

Ci sono molti modi in cui una Donna può decidere di annientare la sua Natura , uno di questi è scegliere una via di sterilità creativa, scegliere di non scegliere , di non Mater-ializzare il frutto del suo grembo. Si possono persino avere figli in questo stato di sterilità, oppure no, non è questione di biologia ma Creazione.
Ogni volta che si annienta, o anche solo si dimentica la mater-ia a favore del pensiero si crea disequilibrio.
Il frutto della sola mente è acerbo , marcio o velenoso se non passa dalla costruzione del reale e, soprattutto, dal Cuore.

Catrin Welz-Stein Tutt’Art@


Mente , cuore, grembo sono vita quando viaggiano all’ Uni-Sono.
Di quanti ‘aborti’, figlia della Terra, hai ancora bisogno per comprendere che solo nella Tua profondità puoi trovare la Forza?
Quante violenze vuoi importi ancora per paura di restare sola? Quanto ancora vogliamo attribuirle all’ uomo, al maschile, dimentiche che quel maschile giace sofferente in noi?


Vedi, l’ uomo che ti attende già costruisce la vostra casa , e tu con il tuo fuoco la scalderai. Bisogna solo che tu lo veda, che tu Ti veda attraverso la sua Mani-fest-azione.
Una festa di mani, di tocco, di Creato.
Perché allora ti abbeveri ancora in pozzi sfiniti e risonanti di parole vuote ? È forse secco il tuo ventre al punto da riempirlo solo di vento ?
Hai così paura della pienezza che già sei?


Giardino rigoglioso ti attendete se smetti di bruciare ogni germoglio con la paura ed inizi ad innaffiare d’ amore la mater-ia che Vi plasma entrambi.
È lì a un passo da te, bisogna solo che trovi il coraggio di guardarlo davvero, di guardarTi.
Sono solo le vostre scelte che minano l’ in-contro.

Oggi sul rogo ti ci mettono ancora , ma ancor peggio è che, di fatto, ti bruci da sola.

Serve il coraggio di molti ‘No’ per partorir’Si’ ad ogni ciclo di rinascita.

Maria Rosa Iacco

Anno 2020:Siate il Cambiamento, Siate la Ri-Nascita

La Natura ci sta mandando chiari segnali. Stiamo prendendo la direzione sbagliata. L’Universo vuole mostrarci la via. Ha atteso, a lungo, che mostrassimo un po’ di rispetto, che ci prendessimo cura della Terra come la nostra casa, che vedessimo l’altro come un fratello. Ci ha ritrovati nemici nello stesso angolo di mondo, abili guerrieri per materia effimera, dispensatori di falsi valori, egoisti incuranti della nostra stessa casa.

La storia si ripete. La malattia, la Natura che si rivolta e distrugge. Ci sta ripagando con la stessa moneta. Non è punizione, è CONSEGUENZA. Ad azione corrisponde una reazione. Ce lo insegna l’educazione, ma anche la scienza, la chimica, la fisica. È venuto il tempo di pagare le conseguenze delle nostre azioni. Di subire le reazioni.

L’anno 2020 sarà ricordato come l’anno della distruzione, del non ritorno.

L’umanità si rialzerà, come sempre dopo una guerra. Si conteranno le vittime invece dei superstiti, perché si sa che fa più notizia la tragedia del lieto fine. Rispettoso dare nota alle vittime, certamente coloro che avranno avuto un ruolo meno incisivo nell’avvio della catastrofe, perché in ogni specie, è il più debole a soccombere. Voglio credere però che i superstiti siano in grado ora di ricostruire, ma non la vecchia strada.

Voglio credere che si possa creare una nuova via, per le auto e le case, ma anche per le anime. Le conseguenze non finiranno se non avverrà il cambiamento.

Chiunque lo senta dentro, questo cambiamento, questo richiamo alla ri-costruzione di un mondo nuovo, si faccia avanti. Crei un’ideale, una visione, unisca le forze per una comunità di intenti e realizzi la vera Fiducia, la vera Umanità.

Un piccolo villaggio nella campagna, poi un altro e un altro ancora. L’eco si espande e così come il male, io credo che si possa espandere anche il bene, con la stessa potenza, se non superiore. Ce lo insegnano le favole, che hanno un tempo indeterminato apposta per essere immortali, che alla fine il bene vince sul male e c’è sempre una morale. Che questa morale non sia solo un bieco insegnamento che svanisce nell’arco della storia, ma che sia l’istinto più alto dell’essere umano a portare ogni sua fiamma vitale alla realizzazione di un BEN-ESSERE dell’anima.


Siate audaci, siate sognatori, siate guerrieri del ben-essere.
La natura ci sta mostrando che è l’essenza che conta. Tutto ciò che appare può essere spazzato via in un attimo, anche se profondamente ancorato. Non è necessario. È l’anima che conta. E dunque espandete cultura, buoni sentimenti, intelligenza, rispetto e fiducia. Siate autentici. Siate la parte migliore di voi, ma anche la peggiore, affinché ci si possa riconoscere come essere unico e inimitabile. Destiamoci da questo incubo e ringraziamo la Natura di questa possibilità di ri-nascita. Una nascita consapevole del fatto che siamo solo di passaggio e se non vogliamo essere spazzati via, dobbiamo Essere e poco fare.
Buon anno di Ben-Essere a tutti voi!

Manuela Griso

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