Comunità e identità : il bambino diventa i modelli che vede.

Questo è il nostro obbligo nei confronti del bambino: dargli un raggio di luce, e seguire il nostro cammino.”

Maria Montessori esprime in questo modo, sintetico e chiaro, ciò che accade durante il processo di costruzione dell’ identità e del ruolo chiave della comunità adulta intorno al bambino.

Sottolineando l’ importanza dell’ ambiente fisico, emotivo e relazionale in cui il bambino è immerso, vediamo nel quotidiano come i bambini sembrino “caricature” degli adulti che li circondano. Ne imitano gesti, parole e frasi, spesso senza ancora conoscerne contesto e significato, non solo durante il gioco simbolico ma anche e soprattutto nel loro modo di essere nel mondo (e di relazionarsi con esso).

Come per tutti i nuovi nati, per orientarsi nello spazio e nella società i piccoli seguono i grandi, soprattutto (e prima di tutto) ciò che i grandi fanno, al di là delle posizioni etiche e morali di giusto e sbagliato (concetti anche questi presi dall’ ambiente adulto).

“Ciò che siamo insegna ai bambini molto più di ciò che diciamo, ecco perché bisognerebbe essere ciò che vogliamo che i nostri bambini diventino.” J. Pearce

Nel corso del tempo stiamo assistendo a numerosi cambiamenti degli assetti sociali. Fino a oltre la metà del 900 i bambini nati da un nucleo famigliare erano i bambini di tutti, venivano cresciuti dagli adulti della comunità, che essi fossero imparentati oppure no, l’ educazione e l’esempio passavano oltre che dai genitori, anche da nonni, zii, cugini, vicini di casa, passavano dal quartiere, dalle botteghe, dagli anziani, dai bambini più grandi e, non ultimo, dalla scuola, l’ influenza dei media era ancora marginale e sicuramente meno persuasiva rispetto alla vita reale.

Ad oggi le famiglie stanno diventando nuclei piuttosto isolati, fatto salvo per i fortunati che possono vivere i benefici del grandissimo aiuto dei nonni, la maggior parte del carico educativo lo sostengono i genitori, la scuola e , per chi lo pratica, lo sport.

Mamme e papà si ritrovano spesso soli sotto vari fronti :economico, sociale, relazionale o puramente gestionale. Si sentono sempre più spesso frasi come “non è mica figlio mio” oppure “belli i bambini purchè se li tengano i genitori” , “sono io il genitore e solo io sò quello che è giusto per mio figlio” , “cosa penseranno di me se lascio mio figlio a ….” , “non posso chiedere aiuto perchè altrimenti penseranno che non sono capace di gestire mio figlio” ecc.

Questa solitudine a volte è subita e altre è ricercata, come a voler proteggere il figlio da un mondo esterno che, presto o tardi incontrerà comunque e col quale dovrà avere a che fare ,con a disposizione più strumenti possibili per vivere una vita piena ed esprimere tutta la sua meraviglia (oltre alla pura sopravvivenza).

Anche rispetto alle figure educative “esterne” si è creata sempre più distanza, spesso vengono intraprese vere e proprie battaglie egoiche tra educatori e genitori, tra scienza e coscienza, che vogliono dimostrare di “saperne di più” ,uno rispetto all’altro, dimentichi purtroppo della loro alleanza e dimenticando di essere persone prima ancora che ruoli, persone che dovrebbero guardare ad un punto comune che è il benessere del bambino.

Questa cerchia sempre più chiusa crea un limitato numero di Modelli a disposizione del bambino e la spinta del giovane alla ricerca di integrazione attraverso mezzi alternativi (guardiamo quanta capacità di persuasione hanno gli influencer o i social media in generale). I giovani si ritrovano sempre più isolati e insicuri, spesso passivi. Dall’ altra parte gli stimoli che arrivano dal virtuale rischiano di diventare talmente tanti da non essere più in grado di scegliere cosa sia costruttivo e cosa no.

Senza la volontà attiva di esprimere se stessi, di portare il loro valore aggiunto nel mondo, i bambini rischiano di diventare passivamente quello che l’ ambiente intorno chiede loro di essere. Senza qualcuno che li ispiri, che li aiuti ad alimentare il loro fuoco, il desiderio, la curiosità, rischiano di prendere il male minore, la direzione dei ‘molti’, qualunque essa sia, oppure diventare la copia sputata dei loro genitori, doti e qualità ma anche drammi e sofferenze.

Non sono solo i bambini a crescere. Anche i genitori lo fanno. Così come noi guardiamo cosa fanno i nostri figli delle loro vite, loro guardano noi per vedere cosa facciamo delle nostre. Non posso dire ai miei figli di cercare di raggiungere il sole. Tutto ciò che posso fare è raggiungerlo, io stesso.” Joyce Maynar

Per esprimere la sua Unicità il bambino ha bisogno del contesto adatto alla fioritura, vario e il più possibile positivo alla sua crescita fisica, mentale, spirituale. Diversificare gli esempi da seguire può aiutare ad orientarsi meglio nella realtà (anche quella interiore) ma attenzione, l’ accesso alle nuove tecnologie può aprire ad un eccesso di stimoli, per questo è importante entrare nel mondo del bambino e del ragazzo , vedere dove si stà dirigendo, chi guarda, chi ammira e perchè. Le canzoni che ascolta, le immagini che vede entrano a far parte del suo ambiente e contribuisce alla formazione della sua identità.

” Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare.” Il Signore degli Anelli

La comunità, che ha come punto centrale il bambino, si stà occcupando contemporaneamente del suo presente e del suo futuro. Un adulto che si occupa del suo benessere, di Essere la migliore versione di se stesso, stà insegnando la stessa cosa al bambino e stà contribuendo al benessere della comunità intera.

Maria Rosa Iacco


Sotto giudizio, come un genitore.

Quando nasce un bambino nascono anche una mamma ed un papà.

Prima di allora due persone sono ‘solo’ un uomo e una donna, con vari ruoli nella società a far parte della loro identità. Un figlio segna un ‘prima’ e un ‘dopo’ nella vita di una persona ; prima, per quanto possa essersi preparata a livello teorico, per quanto possa aver praticato con i figli degli altri , per quanto possa aver cercato nei libri, per quanto possa prendere o non prendere spunto dalla propria storia famigliare non sarà mai come il dopo. Nel bene e nel male le aspettative sono ben lontane dalla realtà, che sia il primo, il secondo o il quarto figlio.

Quando nascono una mamma e un papà (molto probabilmente anche prima) , nasce un giudice, rigido, implacabile e persistente, anzi molti.

Il primo, ed il più crudele è quello interiore : sarò una buona madre? sarò in grado di fare il padre? Saprò ascoltare i bisogni di mio figlio? Sarò in grado di dargli una buona educazione? Saprò comportarmi da buon genitore? Starò facendo la cosa giusta? Sarò all’ altezza? E milioni di domande simili che occupano la mente del genitore, minando costantemente l’ autostima e l’ operato quotidiano.

Gli altri sono i giudici esterni, i nonni, i fratelli, gli zii, i cugini, gli infermieri, i medici, gli amici, gli insegnanti, l’ istruttore di nuoto, di cavallo, di calcio, di danza, la signora del piano di sotto, la conoscente del palazzo di fronte e via dicendo…

Persone che, più o meno esplicitamente esprimono giudizi sull’ educazione (prettamente) o sullo stile di vita di una famiglia facendo per lo più paragoni o basandosi su ‘come dovrebbe essere’.

Il paragone è uno strumento per distinguere la critica costruttiva dal giudizio.

Chiaramente un esterno alla famiglia gode del privilegio, quando usato con coscienza e spirito di supporto, di poter osservare eventuali dinamiche o situazioni che dall’ interno si fatica a notare e questo è un vantaggio che può avviare circoli virtuosi di cambiamento, grazie al dialogo empatico e alla critica costruttiva.

Diverso è invece il giudizio espresso, come dicevamo, da un termine di paragone, di ‘meglio’ e ‘peggio’, di ‘si fa e non si fa’, ‘al suo posto avrei fatto’, ecc… giudizio o parere che spesso non è richiesto, che è parte del chiacchiericcio e non ha alcuna finalità di supporto alla famiglia. Questo ‘tribunale’ si va poi ad accompagnare al già proficuo dialogo interiore del genitore, innestando bombe di insicurezza e inadeguatezza che, di fatto, creano un gran caos.

Non esiste un ‘Manuale per la famiglia perfetta’, e se anche esistesse, spunterebbero sicuramente uno o più dissidenti.

Non esiste la famiglia perfetta in senso ideale, esistono famiglie guidate dall’ amore e famiglie in cui l’ amore bisogna proprio andarlo a stanare.

Puoi aver allattato tuo figlio al seno fino al sesto anno, avergli insegnato tutti gli sport del mondo, averlo iscritto alla migliore scuola della città, puoi avergli dato da mangiare cibo super biologico, puoi non averlo sgritato mai, usato tutte le tecniche possibili di educazione, e non necessariamente tutto questo fa di te un buon genitore.

Ogni bambino è un individuo unico e ciò che ha funzionato con un altro bambino in un altra famiglia (o anche con il fratello o la sorella più grande), potrebbe non funzionare con quel bambino in quel dato momento della sua crescita, in quello specifico momento della vita famigliare e in quella data predisposizione dell’ adulto.

Educare è un processo dinamico e mai unilaterale, è crescere insieme.

Posti alcuni pricipi di base specifici e scientifici rispetto alle fasi evolutive del bambino che possono rappresentare delle linee guida generali a cui fare riferimento in modo, appunto, generale, nello specifico di ogni situazione ciò che serve è il buon senso, un grande spirito di osservazione che permette di connettersi ai bisogni di quel momento specifico del bambino e molto molto Amore.

In una famiglia in cui regnano l’ attenzione ai bisogni fisici/evolutivi ma anche emotivi del bambino, l’ osservazione critica , il buon senso e l’ Amore (ultimo ma non ultimo chiaramente) quasi certamente possiamo trovare bambini e genitori felici, e non sarà poi così importante se la casa è in ordine, se i genitori sono insieme o separati, se il bambino non va a letto tutte le sere alle 9, se non mangia biologico, se è stato o non è stato allattato al seno eccetera eccetera.

Ai genitori dico questo, ci sarà sempre qualcuno pronto a proporvi un miglior metodo, un consiglio non richiesto o una critica per le vostre scelte educative, valutate sempre attentamente la fonte di queste critiche e soprattutto il fine ultimo.

State facendo il meglio che potete, nel momento in cui vi trovate, con quello che avete? Allora state facendo un ottimo lavoro ! Chiedete aiuto quando vi sentite in un vicolo cieco, questo può facilitarvi un pochino il compito ma sappiate che vostro figlio , vostra figlia vi amano immensamente a prescindere ( vi amano anche quando sembrano odiarvi, soprattutto durante l’ adolescenza, anzi, quello è il momento in cui hanno più bisogno del vostro silenzioso ma incrollabile Amore).

Vi dico anche che l’ amore non è nell’ evitare ai vostri figli le difficoltà della vita, di vario genere, dalla condizione economica alle separazioni, dalle famiglie allargate ai brutti voti a scuola, dalla frustrazione del no alle prime delusioni d’ amore, quelle le affronteranno comunque presto o tardi : prima imparano a trovare dentro di loro le risorse per affrontarle meglio sarà per la loro crescita.

Ascolate sempre ciò che vi sembra giusto fare , nel vostro profondo lo sapete, siate connessi a quell’ istinto animale che purtroppo abbiamo un pò perduto in onore del ‘ si è sempre fatto così’ oppure ‘tizia o caio hanno fatto così‘ e soprattutto connettetevi a vostro figlio meglio di un qualunque wifi esistente al mondo. Non mettetevi a paragone con nessuno, vostro figlio è unico e lo siete anche voi.

Buon cammino insieme ai vostri amati figli.

EDUCARE: UNA MISSIONE POSSIBILE SE PARTI DA TE

Educare significa tirare fuori. La missione dunque di un educatore e di una educatrice è quella di portare alla luce la vera essenza di ogni essere umano che incrocia il suo cammino per un certo periodo di tempo.
Oltre alla missione primordiale però, si ha un COMPITO che abbraccia e accompagna lo scopo: essere un esempio. L’ambiente in cui si vive sia esso fisico che psichico influenza fortissimamente la formazione e lo sviluppo dell’individuo. Per questo non basta prestare attenzione alla forma con cui presento l’ambiente al bambino, ma è l’essenza che ne fa la differenza. Un’insegnante o un educatore che ha come obiettivo primario “insegnare” dei contenuti, perderà la parte empatica di sé e trasmetterà ansia, rabbia, paura.

È necessario dunque porre sempre un accento sul proprio sentire, porsi domande (che cosa sto trasmettendo? Qual è il mio obiettivo? Lo sto mostrando nel modo più comprensibile? ) , respirare a fondo e guardare sempre il bambino come un essere in formazione, come un individuo unico e dal valore inestimabile.

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Posso essere un ottimo insegnante, ma un pessimo educatore. È indispensabile però che non sia così. Al giorno d’oggi i bambini si trovano immersi in realtà scolastiche che deviano  il corso del loro sviluppo. Parti di essi vengono tagliate, estirpate, condannate così fortemente e così lungamente che possono solo morire.  Per educare gli altri bisogna prima educare se stessi. Amarsi, accettarsi, elevarsi. Fare i conti con i propri fantasmi, le proprie paure da affrontare, le proprie emozioni da gestire . Se dico ai bambini come gestire la rabbia loro ascolteranno e proveranno a mettere in pratica, ma se quando mi arrabbio lancio grosse parole, minaccio e vado via, loro saranno portati ad esprimerla in questo modo. L’esempio è la formula di insegnamento più immediata, più forte, quella che verrà ricordata.
Si ha dunque un obbligo morale nella formazione non solo curricolare di sé, ma soprattutto spirituale.
La gestione di emozioni forti può essere difficoltosa, soprattutto dinnanzi ad un “pubblico” sensibile alle grandi manifestazioni.
Spesso gli adulti urlano frasi minacciose ai bambini tipo: ” Guarda che se continui così non farai l’intervallo” o “Lo dico a mamma e papà” o “Ti faccio bocciare/espellere” .Sono tutte dimostrazioni della presa di posizione volta a far comprendere al bambino o alla bambina , ragazzo/a , che siamo noi i più forti, che noi possiamo disporre di loro. Ma è questo il messaggio che vogliamo passare? È questo il nostro obiettivo? O dietro c’è una difficoltà di gestione del nostro sentire?

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Come posso agire affinché io riesca ad esprimere chiaramente il mio obiettivo?
Minare l’autostima e la capacità di discernere autonomamente del bambino, non ci porterà grandi risultati, anzi, rischieremo di deviare lo sviluppo del bambino e di creare in lui dei grandissimi dubbi sulle sue reali capacità. Avremo così un individuo insicuro e incapace di pensare autonomamente, quindi ancora più problematico da gestire. Si rafforzerà invece chi abbiamo tentato invano di “piegare”, perché acquisirà la sicurezza del fatto che le nostre minacce o sono inconcludenti, o era proprio lì che voleva portarci. Si evince dunque quanto l’esempio possa aiutare o distruggere un essere umano e quanto peso abbia il nostro mestiere sia sulla nostra coscienza che sulla comunità intera.
Non si può pensare di infilare contenuti nelle teste se non si passa dal cuore. Il nostro e il loro. Bisogna trovare un contatto e poi non fare, ma ESSERE ciò che può aiutarli a trovare la loro essenza.

Il primo passo è dunque –PORSI DOMANDE: Cosa vorrei ottenere? Quale messaggio vorrei trasmettere? Come sto portando avanti il mio obiettivo? Il bambino/ragazzo ha un ruolo attivo nella soluzione del problema?

-FORMULARE DELLE POSSIBILI ALTERNATIVE: Posso agire in modo diverso? Quali altre soluzioni possono esserci?

PASSARE ATTRAVERSO LA CONCRETEZZA: Generalmente i processi più incisivi sono quelli che passano attraverso il corpo. Studiare dei laboratori, degli approcci pratici, in cui sia coinvolto il corpo e le sensazioni che ci trasmette, riflettere sul processo svolto e verificare l’effetto, sono modalità efficaci di intervento per vivere le esperienze e non solo sentirne parlare.

CAMBIARE IL PROPRIO PUNTO DI VISTA: Ci sono sempre almeno due modi di vedere la stessa situazione. E’ necessario indossare occhiali nuovi, cambiare posto, per poter osservare da un altro punto di vista e comprendere così la visione di nuove possibilità.

METTERSI IN GIOCO: Invito gli educatori, le educatrici e gli insegnanti tutti a riflettere nuovamente sul tema della formazione spirituale, intesa come capacità di comprensione di sé e la gestione delle proprie emozioni , la consapevolezza dei propri talenti e delle difficoltà, affinché si possa essere equilibrati nello svolgere il delicato compito che abbiamo scelto: aiutare la vita. 

La spinta emozionale che ci porta a diventare educatori, va alimentata ogni giorno nella consapevolezza che non si è mai arrivati. La formazione DEVE essere continua, da un punto di vista curricolare, ma anche emozionale. Abbiamo tra le mani esseri in formazione, il futuro dell’umanità e dobbiamo averne cura. Quando mi sento stanca, affaticata da problemi di varia natura, da situazioni delicate sul lavoro o nella vita privata, temo di voltare lo sguardo e non vedere davvero il bambino, di perdermi per un attimo. Allora richiamo l’attenzione dei bambini e dico loro che ho bisogno di un abbraccio di gruppo (per chi se la sente). Tutte quelle piccole braccia che mi stringono, quegli occhietti vispi che mi guardano felici, quei cuori che battono all’unisono, mi permettono di riconnettermi con la parte più profonda di me e di rientrare nel loro fascio d’amore e gioia di cui ogni giorno possiamo nutrirci. Mi ricordano la bellezza dell’animo bambino, la schiettezza, la semplicità. Ritorno al punto di partenza, rigenerata e pronta per osservare tutta la loro meravigliosa essenza.

Manuela Griso

Il Dolore degli Altri



Non puoi sapere quanto dolore sta provando l’uomo o la donna o il bambino seduti vicino a te. Puoi vedere le loro lacrime, il viso contrito dalla sofferenza, il corpo offeso dal dolore, la disperazione dei famigliari, la speranza abbandonata su una sedia vuota. Puoi osservare e provare a sentire come il tuo corpo risponde a tutto questo. I pensieri che si inseguono nella tua mente alla ricerca delle parole giuste, del gesto perfetto, del dono che può alleviare tutto questo. Mi dispiace, ti capisco, è successo anche a me, sono qui per te, ti sono vicino…. sono queste le parole che pensiamo e pronunciamo più spesso in determinate occasioni. Ci sembrano piene, rotonde, adatte. Formalmente lo sono. Nella sostanza nulla è adatto. Nulla è perfetto. Perché la situazione non muta. Certo, sicuramente messaggi, pensieri, lettere e buone parole fanno da placebo e mostrano alla persona interessata che le vogliamo bene. La presenza sostiene. Ma quando si dice che si Nasce soli e si Muore soli, è una grande verità. Per quante persone possiamo avere accanto, è la nostra fetta di vita e possiamo viverla solo noi. Il dolore è così. Anche se siamo in due a soffrire per la stessa ragione, ognuno avrà il suo tormento da affrontare, portare avanti o lasciare andare. Nessuno può farlo al posto nostro. È dunque importante non giudicare il dolore altrui. Non possiamo percepire le sue stesse sensazioni, nè fisiche nè psichiche. La fatica, il mal-essere. Non ci resta che accogliere fin dove possiamo e farci presenza silenziosa. Un’anima affranta dedica pensieri alla vita, alla morte, all’amore, ai grandi temi esistenziali. Si pone domande, ricerca risposte, vaga nella mente e crea caos fuori da sé tanto quanto ne ha all’interno. Smuove acque, terreni, montagne… crea valanghe per poi ricostruire con consapevolezze nuove, fatica e fragile fiducia. Come si può comprendere tutto questo movimento? Come si può pensare di entrare appieno nell’energia, nella disperazione, nel dolore che sente l’Altro?

E’ potente e sacro il corpo. Egli lotta, giorno dopo giorno, per le sue funzioni vitali e lo fa silenziosamente, senza dare fastidio. La mente alle volte lo aiuta, altre lo mutila. Dal di fuori di quel corpo tutto sembra semplice, logico, spesso privo di fondamento. “Com’è possibile che non lo veda?” “Come si fa a soffrire così per questo?” “A me non sembra che stia poi così male…” Questi sono i pensieri che ci possono attraversare alle volte, perché indossiamo scarpe diverse da quell’individuo, occhi grandi pieni di compassione, empatia e amicizia, ma che semplicemente appartengono ad un altro corpo. E perfino se quella situazione l’abbiamo vissuta, se possiamo comprenderla con la fina mente, con la logica conseguenza di un vissuto, il nostro non sarà mai uguale a quello dell’Altro. Ogni individuo è unico e così il suo dolore, nonostante sia stato rimestato, maneggiato, rivisitato e consapevolizzato da tanta gente, nessuno è quella persona che lo sta vivendo in quel dato momento. Nessuno può levare la coltre creata dalla sofferenza, ma il corpo, egli, come un eroe antico, continua a lottare per esercitare le sue funzioni, per non morire. Coccoliamolo quel corpo, dedichiamogli pensieri dolci, carezze delicate; alimentiamolo di fiducia piena; osserviamolo mentre si lascia attraversare dal tormento; incoraggiamolo nel continuare a lottare per la vita; abbracciamolo. Non si arrenderà!

Caro Amico, Cara Amica che stai soffrendo,

qualunque sia la ragione della tua angoscia, concediti un respiro. Esso da ossigeno ai polmoni, rilassa lo stomaco, rinfresca i pensieri, libera la creatività, accoglie la speranza sparsa intorno a te da chi ti vuole bene. Accogli l’infelicità di questo momento, ti renderà più lieti i giorni che verranno quando essa cambierà cammino. Siediti, riposa la schiena, rilassa le spalle che tanti pesi stanno portando in questo particolare momento, allarga le braccia per raccogliere l’affetto dei tuoi cari e quando ti rimetterai in piedi, ringrazia le tue gambe che con fatica continuano il cammino verso la luce vitale dei tuoi sogni. Apri il cuore, pomperà il sangue nella direzione più giusta per te. Dì alla mente di riposare un momento, che sarà il corpo a prendersi cura di te. Respira a fondo amico, amica, non tentare di comprendere ora, ci sono dolori così profondi che non possono essere compresi dalla mente umana. Apri ancora le braccia e ora stringile al petto in un abbraccio che comprenda le mille braccia di chi ti ama. Sentile tutte sulla pelle, il loro cuore batte all’unisono con il tuo. Non sei solo, non sei sola, nemmeno per un momento lo sei stato e nemmeno per un momento lo sarai. Accogli dentro di te l’amore che viaggia ad alte frequenze, ti aiuterà a vibrare e tutto cambierà forma. Sii sincero con il dolore, non nasconderti e lascialo passare. Per finire caro amico, cara amica, accendi la musica, canta e balla se puoi, donati amore e affidati alla vita.

Manuela Griso

Il Tempio sacro della Donna. Vivere il corpo oltre l’ ideale.

Se possiamo godere del piacere dei sensi, se possiamo orientarci nell’ ambiente, pensare, sentire e soprattutto sperimentare la vita in tutte le sue sfumature è grazie al corpo, questo ‘strumento’ magnifico e perfetto ricettore del mondo esterno , conduttore e amplificatore di quello interno.

Il corpo comunica sempre, ci identifica, ci presenta al mondo e traduce per noi il mondo. L’ ambiente esterno e quello interno sono in continua comunione e reciproca influenza; gli effetti dunque sono osmotici ed il corpo il principale risultato di questo scambio.

Il corpo delle donne nel corso dei secoli è stato fortemente ‘canonizzato’, l’ideale di bellezza è cambiato radicalmente nel corso dei secoli e cambia tutt’ora in base al sistema socio-culturale in cui si trova ‘esposto’ . Nel generico accade che una cultura celebri in alternanza uno stile piuttosto che un altro, spesso ad uso e consumo di industria e produzione. La fisicità della donna sopperiva (e sopperisce tutt’ora) al canone estetico della moda del momento, sottoponendosi anche a durissime e rischiosissime pratiche ( corsetti, fasciature e stringhe, digiuni, malformazioni fisiche varie ecc.).

Tutt’oggi si aspira ad un ideale di perfezione fortemente e subdolamente indotto dalla pubblicità, dai social media e dalle case di moda; solo marginalmente iniziano a svilupparsi movimenti di ‘normalizzazione’ del corpo nelle sue naturali manifestazioni che, differendo dal canone ideale, vengono altrimenti chiamati “difetti” .

Molto facilmente quindi una giovane donna può crescere scollegandosi dal suo corpo, dai suoi bisogni reali e dal suo naturale modo d’ essere per seguire il modo in cui DEVE essere (pena la possibile emarginazione dal gruppo o dalla società) , perdendo così la connessione con la sua ciclicità.

Non a caso negli ultimi tempi aumentano situazioni problematiche nel rapporto con l’ alimentazione, dall’ anoressia all’ obesità passando da varie etichette ,tra cui la più moderna e variamente interpretata “curvy” ; non a caso , con il bombardamento di immagini a cui siamo sottoposti aumentano situazioni di bullismo (cyberbullismo) o body shaming ( l’ atto di deridere una persona per una qualsiasi caratteristica del suo aspetto fisico), non a caso milioni di donne si ammalano sempre più di tumore al seno o all’ utero, non a caso milioni di donne riportano problematiche e difficoltà con l’ apparato riproduttivo, non a caso questo può avere ripercussioni anche nella relazione con la propria sessualità ed il relativo piacere.

Proprio per la sua capacità creativa e rigenerativa il corpo di una donna in un solo mese cambia almeno 3 o 4 volte; nel corso di una vita intera mantiene una costante che è appunto il cambiamento. E’ per preservare il benessere del corpo stesso, durante queste cicliche e naturali trasformazioni ,che è importantissimo ampliare il più possibile il livello di coscienza e conoscenza del proprio corpo in modo da accompagnarci durante queste trasformazioni e trarne il massimo beneficio psico-fisico. Sarebbe utile, per non dire forse necessario, (a mio avviso indispensabile), educare le giovani donne al rapporto con il ciclo mestruale, alla relazione diretta con il proprio corpo, con i cambi ormonali, con la fame reale e quella emotiva, con il bisogno di riposo, il bisogno di movimento, la flessibilità, il sonno, le emozioni, la pancia e il cuore.

Il senso del ‘bello’ non è mai un valore assoluto ma la coscienza collettiva per il momento ha tutto l’ interesse a renderlo tale. Attualmente il culto della bellezza femminile è collegato maggiormente ,come condizionamento culturale, alla magrezza e/o alla massima definizione del muscolo ( condizionamento che interessa e attiva diverse macchine economiche – industriali ) oltre che all’ idea di ‘perfetto’, niente smagliature, niente peli, niente rughe o segni del parto : il corpo della donna è ancora fortemente erotizzato, reso oggetto ad uso e consumo a volte delle donne stesse che sono le loro peggiori nemiche.

L’ immagine della Donna ha ancora molta strada da fare per potersi ritenere “identità libera e forte”. L’ indipendenza economica non basta per poter affrancare la figura della donna dalle problematiche del passato, anzi io credo che si sia imprigionata ancora di più in segrete ben nascoste. Bisogna passare anche (e ancora) dall’ indipendenza affettiva, emotiva e dal riprendersi il proprio corpo, viverlo con cosapevolezza e elevarlo a Tempio per l’ anima.

Il benessere del corpo non può essere calato dall’ alto e nemmeno provenire dall’ esterno in senso generale ; una relazione sana con il proprio corpo è un patto di alleanza , un unione che permette di accedere anche alla dimensione dell’ anima. Corpo ed emozione sono strettamente connessi, corpo e pensiero sono strettamente connessi, l’ anima che tiene insieme tutto e che lo eleva a tempio ha bisogno che ci sia questa alleanza per esprimersi. A volte bisogna disimparare ciò che abbiamo fatto nostro dall’ esterno per imparare l’ ascolto e la cura di reali bisogni e necessità, perchè il corpo parla sempre.

Il poeta e scrittore tedesco Christian Morgenstern diceva : ” Bello è tutto ciò che si guarda con amore”.

Allora un corpo che viene trattato con rispetto e amore non può che essere anche portatore di bellezza.

Una donna che entra in contatto con la sua ciclicità, la sua capacità di trasformarsi, di generare nuova vita nella varie forme e modalità con cui la Vita può esprimersi ,diventa una donna che comunica non solo con il corpo ma anche con l’ anima, diventa una donna attraente nel senso che può portare a sè le persone in modo da condividere il suo stato, il suo contatto profondo con il corpo, la sua bellezza più vera.

Auguro ad ogni donna di godere e onorare questo bellissimo dono, partendo esattamente da come è.

Maria Rosa Iacco

Mente, Cuore e Grembo

Ho appreso che serve il coraggio di molti ‘No’ per dire ‘Si’.
Che Donna è una sirena , ed anche albero , naviga gli abissi e affonda le radici.
Donna è MATER-ia , essa vivifica il creato , plasma , è tocco d’ amore, sentire d’ istinto.
Donna ha due centri energetici vibranti di cura, il suo cuore e il suo utero.
Figlio della Mater è tutto ciò che, da un idea di essenza ,diventa Presenza, istanza creativa che dall’ Etere si fa Forma.

Ci sono molti modi in cui una Donna può decidere di annientare la sua Natura , uno di questi è scegliere una via di sterilità creativa, scegliere di non scegliere , di non Mater-ializzare il frutto del suo grembo. Si possono persino avere figli in questo stato di sterilità, oppure no, non è questione di biologia ma Creazione.
Ogni volta che si annienta, o anche solo si dimentica la mater-ia a favore del pensiero si crea disequilibrio.
Il frutto della sola mente è acerbo , marcio o velenoso se non passa dalla costruzione del reale e, soprattutto, dal Cuore.

Catrin Welz-Stein Tutt’Art@


Mente , cuore, grembo sono vita quando viaggiano all’ Uni-Sono.
Di quanti ‘aborti’, figlia della Terra, hai ancora bisogno per comprendere che solo nella Tua profondità puoi trovare la Forza?
Quante violenze vuoi importi ancora per paura di restare sola? Quanto ancora vogliamo attribuirle all’ uomo, al maschile, dimentiche che quel maschile giace sofferente in noi?


Vedi, l’ uomo che ti attende già costruisce la vostra casa , e tu con il tuo fuoco la scalderai. Bisogna solo che tu lo veda, che tu Ti veda attraverso la sua Mani-fest-azione.
Una festa di mani, di tocco, di Creato.
Perché allora ti abbeveri ancora in pozzi sfiniti e risonanti di parole vuote ? È forse secco il tuo ventre al punto da riempirlo solo di vento ?
Hai così paura della pienezza che già sei?


Giardino rigoglioso ti attendete se smetti di bruciare ogni germoglio con la paura ed inizi ad innaffiare d’ amore la mater-ia che Vi plasma entrambi.
È lì a un passo da te, bisogna solo che trovi il coraggio di guardarlo davvero, di guardarTi.
Sono solo le vostre scelte che minano l’ in-contro.

Oggi sul rogo ti ci mettono ancora , ma ancor peggio è che, di fatto, ti bruci da sola.

Serve il coraggio di molti ‘No’ per partorir’Si’ ad ogni ciclo di rinascita.

Maria Rosa Iacco

La Fatica di Amarsi



Fin da piccoli parte la rincorsa all’amore. Della mamma e del papà, tentando di non deluderli. Della maestra e dei compagni per farsi accettare. Del primo fidanzato o della prima fidanzata per farsi amare come la nostra aspettativa spera.
Si resta spesso delusi, si incontrano rifiuti, si spezzano legami, si piange, si crede di non essere abbastanza per essere amati.
La vita spesso ci mette dinnanzi a delle scelte difficili. L’incontro tra l’amore e l’aspettativa, in cui sei tu che devi scegliere tra realtà e fantasia. Ma quale dei due è effettivamente reale? È la tua aspettativa ad essere troppo alta, lontana dalla realtà, o è questo sentimento che si è camuffato con l’aspetto dell’amore?
Per tutta la vita inseguiamo l’amore, ma non ci accorgiamo che lo abbiamo già, dobbiamo solo reindirizzarlo. Ed è la fatica più grande del mondo per moltissime persone.

Che cos’è l’Amore? Cosa vuol dire Amare?
Se leggiamo sul dizionario troveremo una cosa molto interessante.
« L’amore è un sentimento di viva affezione per una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia. »
Cita l’amore filiale, materno; l’amore inteso come desiderio sessuale e poi scrive: « Può anche essere rivolto a sé stesso, come manifestazione di egoismo e di egocentrismo ».
Dunque Amarsi per il dizionario significa essere egoisti ed egocentrici. Sarebbe bello conoscere le riflessioni che vengono alla vostra mente dopo aver letto questa definizione.
La prima opinione che abbiamo di noi stessi ci viene donata dallo sguardo altrui. Se mamma e papà ci guardano con dolcezza, ci lodano, sono affettuosi e presenti, sicuramente penseremo di essere personcine di valore. Incontreremo nonni, zii, maestre, compagni che ci rimanderanno altre immagini di noi. Ogni volta, il nostro sguardo interiore calibrerà le informazioni che gli arrivano e rifletterà un’immagine di sé che ci dirà se andiamo bene o no. Chiaramente più immagini di un noi sbagliato ci arriveranno, più verremo categorizzati (pigro, cattivo, pesante ecc ecc) e più crederemo di essere quello che gli altri vedono. A poco a poco l’amore per noi stessi, dato anche dall’istinto di sopravvivenza, può venire meno. Avremo un immagine di noi che giudicheremo inadeguata. Riprendere fiducia in noi stessi e dimostrarci di non essere come ci vedono, sarà molto difficile, perché anche noi, ormai, ci guardiamo con lo stesso specchio.

Il compito degli adulti é come sempre arduo ma indispensabile. Fondamentale. Essere presente, sottolineare la bellezza, i punti di forza, i talenti dei nostri bambini, dare loro un’immagine giusta di sé é davvero estremamente importante. Giusta perché nessuno di noi é solo bianco o solo nero. Sicuramente è essenziale conoscere i propri « difetti » tanto quanto i propri « pregi », la differenza sostanziale sta nel modo in cui trattiamo questo delicato paragrafo della vita e in quale momento di sviluppo del bambino. Ad ogni sensibilità va agito un modus operandi adeguato. Cosa ci guida? L’EMPATIA .
Definisco l’empatia la prima forma di amore. Senza di essa non può esistere il concetto di amore. E ritorniamo alla domanda iniziale: che cos’è l’amore?
Ognuno di noi ha la sua personale risposta. Credo che non si possa dare una definizione unica. Sicuramente tutti avremo pensato a qualcosa di bello, perché l’amore ci ricorda questo. Alle volte però possono esserci persone cresciute nel totale disamore,che ormai sono convinte che quello sia una forma d’amore e che sia l’unica che si meritano. In questo caso l’amor proprio non esiste. Ed è faticoso uscire da questo circolo vizioso.
L’amore per se stessi non é egoismo! Non é egocentrismo!
É la forma d’amore più difficile da mantenere! Siamo immersi in una società che punta lo sguardo sulle mancanze, su ciò che non va bene. Una società che punta il dito nella direzione sbagliata, perché nessuno può agire sull’altro. Possiamo solo cambiare noi stessi. Il dito in questione andrebbe quindi rivolto in altra direzione. Guardarci con sguardo delicato, soffermarci sull’abbondanza, curare i talenti, accarezzare le nostre mancanze e SCEGLIERE chi vogliamo diventare.

Nessuno ci conosce veramente. Ognuno di noi ha i suoi segreti, il suo stesso inconscio ne é un esempio. Scardinare un’immagine ingiusta di sé é un’operazione assai complessa. Significa rinnegare tutta la visione altrui, dove gli altri spesso sono la tua famiglia. Amarsi é un atto coraggioso! Coraggioso e faticoso, ma necessario per essere felici. E dunque… chi vedo quando mi guardo allo specchio?

“Ciao, sono io, che cosa mi mostri oggi? I tuoi occhi parlano,hanno storie da raccontare, immagini da stampare su fogli bianchi con colori accesi e gioiosi. Vedo l’oscurità profonda in alcuni momenti, ma non preoccuparti, ti darò anche il nero. C’è questo io che a volte sembra un tu perchè non lo conosci bene. Imparerai a farlo. Un pezzo alla volta, con fatica, ti vedrai davvero, costruirai la vera te e ti amerai. Saprai quando dire no e quando dire sì. Lo sentirai, dentro di te, come una mamma sente il suo bambino. Devi allenarti come un atleta per le finali olimpioniche. Un giorno dopo l’altro. La prima scelta sarà la più difficile. Domandati: che cosa desidero davvero io? Ce la farai. Ne sono certa. Oggi mi hai visto, è un grande passo. La vita è breve, la strada lunghissima, ma puoi scegliere tu il tratto da percorrere. E’ faticosa, ma può esserlo meno. Liberati dal fardello che porti con te. All’interno ho riconosciuto il senso di colpa, la scarsa autostima, l’immagine di te rispecchiata dagli occhi di chi non ti merita.Lascia la maschera.C’è un dono prezioso che ti aspetta, un dono che vai ricercando negli altri, ma che è già racchiuso dentro di te: l’Amore. Con lui ci sono Rispetto e Fiducia. Ti stanno aspettando. Non ti abbandoneranno, Bambina. Parti per il tuo viaggio.Sii coraggiosa! La vetta ti aspetta. Il panorama è stupendo! Ci incontreremo in cima.”

Buona Rinascita!


Manuela Griso


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