Non abbandonarmi! I bambini nella libertà di scelta

Si confonde spesso la “libertà di scelta” del bambino con la mancata guida. Far credere ad un bambino di avere tutte le risposte non è libertà. E’ una condanna alla solitudine, l’inizio di un abbandono,lungo, lento,costante e irrimediabile. Daremo a quel bambino la chiara sensazione di doversela cavare sempre, in ogni situazione, senza mai chiedere aiuto, con la sola consapevolezza di non essere abbastanza se non dovesse sapere cosa fare in un determinato momento. Non possiamo infliggere al bambino la solitudine dei suoi soli pensieri, fargli credere che la sua sia l’unica opinione valida, non permettergli di contemplare altri punti di vista.

Libertà non significa fare in autonomia qualsiasi tipo di scelta. Quello si chiama abbandono.


Il confine può essere labile alle volte. E’ bene tenere un faro puntato su quel filo sottile che li divide.
Quando un bambino nasce,racchiude in sè tutte le sue risposte. Sono però le sue.Possono non coincidere con quelle degli altri “giuste o sbagliate”che siano. Possono non essere affini con il mondo in cui si trova a vivere. Mostrargli le regole sociali, i limiti delle sue osservazioni (anche con l’aiuto dell’autocorrezione) vuol dire permettergli di comprendere che si può sbagliare e che dall’errore si impara, di distinguersi dagli altri senza isolarsi, di cooperare, di evolversi.

Dare ragione ad un bambino senza mostrargli mai l’errore, falsa la sua visione della realtà, lo renderà fragilissimo di fronte al primo scontro, accrescerà una falsa autostima che si sgretolerà inesorabilmente non appena la sua visione delle cose verrà messa in contatto con fatti concreti indubbi. Misurarsi con la frustrazione è fondamentale per rimanere in contatto con quella che è la realtà dei fatti.

La riflessione che ogni genitore o adulto che si trova a contatto con bambini dovrebbe fare è questa: questo bambino entrerà a far parte di una società, per cui deve poter avere un’ autostima salda, deve conoscere le regole sociali, essere in grado di collaborare per uno scopo comune, sviluppare il pensiero critico, ma avere anche la consapevolezza di poter sbagliare.Lo sto aiutando in questo?


Un vecchio detto dice: cambiare idea è sinonimo di intelligenza.
Questa è una riflessione interessante, perchè spesso viene attribuita incoerenza quando si cambia idea, invece come noi siamo esseri in continuo mutamento,così lo è la nostra visione della realtà.
I genitori sono chiamati ad essere i custodi dell’infanzia. Questo significa essere costruttori di un ambiente adatto allo sviluppo del bambino,dove si intende inserire motivi di interesse, supporti per il suo sviluppo motorio, cognitivo ed emotivo riferiti al tempo e all’osservazione fatta su quel bambino, nel rispetto poi della sua libertà di scelta che lo connette con il suo maestro interiore e gli fa sentire ciò che è nutrimento per la sua anima e a quello lo conduce; ma anche essere guida nel caos emotivo che può presentarsi nell’animo bambino, affinchè egli non si perda, si senta protetto e compreso dove lui stesso non riesce. La lettura di uno stato d’animo, la presa decisionale in un momento critico fanno sì che il bambino si senta amato, al sicuro.

Prendere decisioni è complicato. Serve allenamento, consapevolezza di sè e del mondo, coraggio, autostima. Un bambino investito della responsabilità di ogni scelta che concerne la sua vita, fin dalla primissima infanzia, sarà un bambino insicuro, fragile, con bassa autostima e pesanti pensieri sull’amore che gli altri provano verso di lui. L’assoluto bisogno di sentirsi amati e protetti è un caposaldo per la liberazione di un’anima bambina senza la quale non potrà volare.

I genitori in buona fede spesso lasciano che il bambino scelga ogni cosa: da come vestirsi a cosa mangiare, da quando andare a scuola a dove andare in vacanza. Ci sono decisioni però che fomentano l’insicurezza del bambino e lo intrappolano in un pensiero oscuro: che cosa vorranno che io scelga? Il bambino cercherà di interpretare i messaggi del genitore e prenderà la decisione che crede egli voglia da lui o,forse peggio, si sentirà abbandonato. Essere genitori significa prendersi delle responsabilità. Così come quando il bambino è ancora un neonato ci si assume la responsabilità di scegliere per lui, a mano a mano che il piccolo cresce sarebbe saggio continuare a prendere certe decisioni e lasciare a lui, a poco a poco, le responsabilità che PUO’ prendere. Perchè libertà è responsabilità. E va calibrata in base allo sviluppo totale del bambino: emotivo, cognitivo, motorio. Non si può pensare che solo perchè parla il bambino possa scegliere ogni cosa. Spesso la sua stessa volontà gli è ancora sconosciuta e la scelta senza opzioni selezionate è portatrice di stati d’ansia e abbassa l’autostima del bambino che si pensa incapace.


E’ necessario dunque interpretare i messaggi dei bambini. Dietro ad un “non sono stanco, non voglio dormire” ci può essere invece un “aiutami a lasciarmi andare, a rilassarmi, a sentirmi al sicuro”; dietro ad un “non te lo dico” un “non lo so dimmelo tu”. Le richieste emotive dei bambini sono spesso sconosciute e inconsce. Il compito dell’adulto è mettere ordine, provare ad interpretare, rileggere e alle volte offrire soluzioni, perchè non sempre siamo in grado di trovarle. Può essere per lo stato emotivo in cui versiamo, per lo stato di consapevolezza, per immaturità motoria e mille altre ragioni . Capita anche a noi adulti di non sapere quale decisione prendere per noi stessi e chiediamo consiglio agli altri. Faremo poi una considerazione personale insieme alla riflessione degli altri, ma il punto di vista altrui, la consapevolezza di avere qualcuno a cui domandare di una scelta importante, come ci fa sentire? Protetti. Perchè sappiamo che ci sarà sempre qualcuno pronto a scegliere per il nostro benessere se fossimo impossibilitati a farlo.

Nel metodo Montessori esiste la lezione dei tre tempi. Ella si raccomanda di non passare mai ad un tempo a cui non siamo certi che il bambino sappia rispondere. Questo sta a significare che ci sono risposte che abbiamo e risposte che devono ancora arrivare. Metterci di fronte a scelte troppo difficili, per le quali non si hanno ancora gli strumenti adatti, porta con sè solo un duro colpo alla propria autostima. Esistono dei tempi, personali e unici, da attendere.

Buona attesa e buone scelte.

La perfezione secondo Natura

Siamo incastrati in una cultura che ci impone la performance ad altissimo livello in ogni ambito della vita e in ogni momento. Non possiamo avere un cedimento, un momento down, perché veniamo immediatamente etichettati o, peggio, sostituiti.

Questo succede anche ai bambini. Fin dalla nascita essi vengono paragonati a fratelli, figli di amici, tabelle mediche. Devono stare dentro a certi parametri, sempre sotto la lente d’ingrandimento dell’adulto che ne analizza con scrupolosa attenzione ogni minimo particolare e, spesso, per trovare la falla, il difetto, il problema. Per ansia da prestazione dell’adulto: “E’ nato da me, se non è perfetto sono un fallito!”; senso di inadeguatezza e paura del giudizio: “Chissà cosa mi dirà il pediatra che non ha preso il peso stabilito questa settimana… “. Il bambino cresce così a contatto con il genitore prestazionale che pretende da sé, e dal piccolo, un’idea di perfezione illusoria. Alimenta la macchina dell’idea culturale diffusa e si mette al suo servizio, plasmando se stesso e il proprio bambino della forma prestabilita dalla società e privando il mondo dell’unicità.

NON VOGLIAMO BAMBINI PERFORMANTI MA FELICI!

Questo sarà lo slogan sulle magliette che farò preparare per i genitori soci della nostra associazione (Associazione Culturale “A piccoli passi si cresce” ndr.)!

E’ più importante ciò che si fa o ciò che si è? Si crede ancora troppo che chi più fa più è. Se davvero così fosse, con tutti i soldatini che si creano, sarebbe un mondo davvero bellissimo. Forse invece, chi è troppo impegnato a fare senza amare, si perde ciò che è.

Chiedere e pretendere sempre e solo la perfezione porta ansia, paura, inadeguatezza, rabbia, tristezza,scarsa autostima, instabilità emotiva, rafforzamento del falso sé.

Si definisce l’essere umano UNICO, nessuno è uguale ad un altro, nemmeno tra gemelli omozigoti. Come si può, partendo da questo concetto, pretendere che tutti crescano allo stesso modo nello stesso tempo, che sappiano compiere le stesse azioni nello stesso modo e nello stesso tempo? La cosa che ancora stupisce è che ci sia un grande interesse per quello che si fa e non ci si preoccupi invece che questo bambino o questa bambina siano generosi o egoisti, socievoli o solitari, timidi o estroversi, tristi, arrabbiati o felici; non ci si domandi che cosa amino fare. Si pretende che tutti siano letterati e informatici, abili in tutte le attività proposte. Ma se siamo tutti UNICI, non dovremmo cercare la nostra unicità e portarla nel mondo? Concentriamoci sui Talenti, alimentiamoli, rafforziamoli, mettiamoli a disposizione nostra e degli altri. Immaginiamo un mondo in cui ognuno possa esprimere il proprio talento. Come ve lo immaginate? Vedete anche voi un mondo ricco di amore, di vibrazioni ad alte frequenze, di pace interiore ed esteriore?

Il bambino apprende facilmente con la combinazione di due fattori:

-Un ambiente fisico preparato in cui possa fare esperienze spinto dal suo maestro interiore e nella libertà di scelta (anche l’ambiente naturale)

-Un ambiente psichico calmo, entusiasta, curioso, non giudicante

Quell’ambiente (sia fisico che psichico) dipende dall’adulto. Prepararlo è un elemento imprescindibile affinchè l’essenza del bambino si manifesti. Mentre l’ambiente fisico lo si prepara con competenze pedagogiche, l’ambiente psichico lo si prepara educando noi stessi. Siamo noi che poniamo le basi emotivo-relazionali del bambino e, dato che il primo specchio di me stesso arriva dai miei genitori, è bene che ci si prepari a questo momento. Non possiamo dare all’anima bambina l’idea di essere “imperfetta”.

“Una parola di incoraggiamento durante un momento di difficoltà, vale più di un’ora di lodi dopo il successo” Anonimo

Le grandi sfide emotive di bambini, bambine e adulti, stanno proprio qui: io non sono perfetto. Questa idea di imperfezione alimenterà sentimenti che non ci aiuteranno a progredire, a mutare, al continuo cambiamento che è la vita stessa.

La ricerca continua all’idea di perfezione ci imbriglierà in un gioco al massacro, in cui usciremo sempre sconfitti.

Allora cambiamo occhiali. Guardiamoci e osserviamo l’unicità. Sta lì la VERA perfezione. Ogni essere umano è perfetto per com’è. Non per ciò che fa.Non facciamo confronti, perchè siamo tutti diversi. Non si può paragonare una rana ad un elefante. Nasciamo “perfetti”, laddove “perfezione” significhi “unico nel suo genere”.

“Maestro, mio figlio ha riportato la pagella con un voto basso in matematica e alto in disegno. Vado a cercare un professore esperto in matematica che lo possa aiutare? Assolutamente no, vai a cercare il maestro di disegno più bravo che ci sia” Jodorowskj

La corsa al fare per “arrivare” non ci rende felici. L’amare ciò che si fa, invece, ci fa entrare in quello stato di “sballo sano” che restituisce alla nostra anima lo stesso amore che ha donato.

Manuela Griso

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